Dalle parole ai fatti, ma al contrario. Ieri01/04/2026, La Filcams CGIL di Bologna, insieme alla RSA, ha proclamato lo stato di agitazione in CNA, in seguito a una serie di decisioni aziendali che stanno peggiorando in modo significativo le condizioni di lavoro del personale.

 

Al centro della protesta ci sono scelte organizzative giudicate incomprensibili e penalizzanti. Tra queste, i trasferimenti obbligatori per 17 persone del reparto contabilità, per tre giorni alla settimana, verso sedi diverse da quella abituale, Pianoro, Sasso Marconi e Castiglione dei Pepoli,  imposti senza motivazioni ritenute convincenti. Una misura che si traduce in un aggravio concreto sui tempi di vita e di lavoro delle persone.

 

Una decisione che stride con l’immagine che l’azienda aveva recentemente promosso di sé: durante le celebrazioni per gli 80 anni di CNA, infatti, grande enfasi era stata posta sul welfare aziendale e sul benessere del personale. Un’attenzione che sembra essersi spenta insieme ai riflettori dei festeggiamenti.

 

Tali scelte risultano inoltre in contrasto con quanto previsto dal Contratto Integrativo Aziendale in materia di mobilità interna, che privilegia soluzioni nelle sedi più vicine, al fine di tutelare ambiente, salute e qualità della vita. I trasferimenti imposti comportano infatti spostamenti anche superiori ai 50 chilometri, con un impatto diretto e significativo sulle condizioni di salute e di lavoro delle persone.

A questo si aggiunge la mancata erogazione, per l’anno 2026, del premio welfare per il personale dipendente, motivata dall’azienda con un bilancio in pareggio. Una scelta che appare incoerente anche alla luce dei costi che deriveranno dai rimborsi chilometrici legati ai trasferimenti e che si inserisce in un contesto più ampio che rischia di determinare un progressivo svuotamento delle professionalità interne, anche attraverso processi di esternalizzazione. Una direzione che contrasta apertamente con gli obiettivi del Contratto Integrativo, che prevede la salvaguardia occupazionale attraverso percorsi di riqualificazione professionale e la limitazione del ricorso a collaborazioni esterne.

 

Si segnala infine una grave forzatura sull’organizzazione dell’orario di lavoro: mentre i contratti individuali e il Contratto Integrativo prevedono prestazioni articolate su 5 giorni su 7, l’azienda ha introdotto attività nei sabati mattina per aperture straordinarie. Tali prestazioni, inizialmente presentate come “volontarie”, sono nella realtà rese di fatto obbligatorie, attraverso pressioni organizzative che non consentono una reale libertà di scelta. Ancora più preoccupante è l’intento dichiarato pubblicamente dall’azienda di rendere strutturale questa modalità.

 

“La situazione è grave e penalizza l’intero personale CNA Sistema dichiara Daniela Dessì della Filcams CGIL Bologna. Chiediamo all’azienda di ritirare i trasferimenti e di rispettare gli accordi sottoscritti, garantendo condizioni di lavoro dignitose e sostenibili”.

La mobilitazione proseguirà fino a quando non verranno ripristinate condizioni di lavoro dignitose e il pieno rispetto degli accordi.