Nei giorni scorsi abbiamo avuto il piacere di ospitare a Bologna una delegazione dell’IG Metall di Jena (Turingia Orientale) guidata dal segretario generale Christoph Ellinghaus. I compagni di Jena sono venuti a Bologna per sostenere la campagna della CGIL per il referendum costituzionale intervenendo anche dal palco della serata conclusiva del Comitato della Società Civile per il NO al referendum il 20 marzo a piazza Lucio Dalla (qui il video dell’intervento e il testo integrale dell’intervento di Christoph Ellinghaus tradotto in italiano da Volker Telljohann) .
Da diversi anni incontriamo a Bologna piccole delegazioni di delegati e funzionari dell’IG Metall di Jena impegnati in percorsi di formazione sindacale, dal momento che per loro Bologna rappresenta un punto di riferimento per la contrattazione collettiva nel settore industriale e per la sua ricchezza per i movimenti sociali e per la storia della sinistra politica e dell’amministrazione.
A gennaio 2026 una delegazione della FIOM di Bologna e della CGIL di Bologna è stata a Jena per un confronto aperto su come contrastare, nelle fabbriche e nella società, la crescita dell’estrema destra (Afd è il primo partito in Turingia, ma Jena rappresenta una sorta di “isola rossa” in una mare nero).
Qui l’articolo su Collettiva che ha raccontato la trasferta a Jena
Nelle giornate passate a Bologna si sono svolti incontri con la FIOM Emilia-Romagna per una discussione sulla situazione dell’industria in Italia e in Germania e come difendere diritti e posti di lavoro senza cadere nella trappola della corsa al riarmo. Inoltre abbiamo svolto un approfondimento, con il contributo dello staff della Città Metropolitana di Bologna, sull’infrastruttura di accordi e protocolloi istituzionali, frutto della contrattazione sociale svolta dalla CGIL in questo territorio, in modo particolare analizzando il sistema dei tavoli di crisi, attivati per proteggere il lavoro e per trovare soluzioni alternative ai licenziamenti, e i protocolli di sito e la carta della logistica etica. Quel confronto è stato anche molto utile per avere un’idea delle differenze tra i sistemi industriali e istituzionali e per comprendere anche la complessità della Germania come stato federale, nonché le profonde differenze tra est e ovest.
La mattina di sabato 21 marzo è stata molto toccante. Siamo stati a Marzabotto e Monte Sole, incontrando la Sindaca Valentina Cuppi, il Presidente del Comitato per le onoranze ai caduti di Marzabotto Valter Cardi e il Presidente dell’ANPI Marzabotto Alex Borghi, visitando il sacrario a Marzabotto e poi visitando, grazie alla Scuola di Pace di Monte Sole, i luoghi della più efferata strage nazi-fascista di cui la popolazione civile è stata vittima in Europa durante la seconda guerra mondiale. E’ stato un momento di riflessione comune anche sulle responsabilità di fascisti e nazisti italiani e tedeschi, sulle responsabilità di chi ha permesso l’avvento del fascismo prima e del nazismo dopo, di chi ha la responsabilità di fermare vecchi e nuovi e nuovi fascisti ovunque questi si ripresentino. Come ha ricordato Christoph nella sua intervista realizzata da Alessandra Testa per il Corriere di Bologna (qui il pezzo uscito il 24 marzo 2026): “La storia non va dimenticata, dovremmo imparare da essa”.
Abbiamo salutato i compagni e colleghi dell’IG Metall che sono tornati verso Jena mentre in Italia aprivano le urne per il referendum costituzionale. Ci siamo salutati con l’impegno comune a promuovere una cooperazione sindacale tra territori, cercando di allargarla anche all’esperienza francese, che ci permetta di condividere le buone pratiche di contrattazione collettiva, di difesa dell’industria e dei posti di lavoro e di promozione di una cultura sindacale diffusa per fermare razzismo e destre vecchie e nuove, nelle fabbriche, nelle piazze e nelle urne.
E in Italia, ancora una volta, come ha scritto Francesco Pallante sul “Il Manifesto”, “la Costituzione, che continua a godere di un saldo riconoscimento sociale, esce indenne da un referendum che mirava a stravolgerla”.