Buon pomeriggio a tutte e tutti, grazie a chi ha organizzato e promosso il presidio di oggi.
Ritrovarci in piazza, ritrovarci qui in Piazza Nettuno, a pochi metri dal Sacrario dei caduti della Resistenza, fa parte della nostra storia e della cultura democratica di questa città. Ci sono tante ragioni per le quali il sindacato oggi è in piazza. Innanzitutto perché qui siamo a Bologna, a Bologna nessuno è clandestino, Bologna accoglie e non accetta lager per migranti, né ora né mai.
Siamo qui in piazza per essere vicine e vicini al personale medico che, all’alba di mercoledì 16 settembre, in varie città italiane, compresa Bologna, ha subito perquisizioni con modalità che sono state denunciate non solo dagli avvocati dei medici, a partire da Fabio Anselmo, ma anche dalla stessa Direzione dell’Ospedale Sant’Orsola. I lavoratori e le lavoratrici, le pensionate e i pensionate, le cittadine e i cittadini, la CGIL sono al fianco delle 23 lavoratrici e lavoratori della sanità oggetto delle perquisizioni.Basta propaganda sulla pelle di chi lavora, basta
strumentalizzazioni: la cura medica e la tutela
della salute sono diritti universali e inoltre
garantiti dall’articolo 32 della Costituzione.
L’abbiamo già detto e lo ripetiamo anche oggi: i
CPR sono luoghi di detenzione amministrativa
dove vengono violati sistematicamente i diritti
umani, luoghi che legittimano la detenzione senza
un reato. Sono luoghi di disperazione, di abuso di
psicofarmaci, di suicidi, come più volte
denunciato dopo le ispezioni, ispezioni che
certificano condizioni sanitarie critiche oltre che
situazioni inaccettabili per uno Stato di Diritto e
per la nostra Costituzione.
C’è però anche un’altra ragione che ci porta ad
essere qui in piazza oggi.
Oggi sono sotto attacco i medici, ieri erano i
magistrati, prima gli attivisti della flotta civile che
salva vite nel mediterraneo, sono sotto processo
gli attivisti per Gaza e la Palestina e rischiano il
processo i lavoratori metalmeccanici che, pochi
giorni dopo l’entrata in vigore dell’ennesimo
decreto sicurezza, hanno manifestato sullatangenziale di Bologna per riaprire le trattative
del loro contratto nazionale.
In un Paese al disastro, come certificato dai
numeri dell’Istat, si moltiplicano le crisi e i
licenziamenti, dall’ILVA all’Electrolux alle
vertenze che riguardano anche il nostro territorio.
Ma al Governo va bene così.
Anzi, un Paese con una classe lavoratrice
impaurita e sotto ricatto è un Paese più facile da
manipolare. Alle crisi si aggiungono l’inflazione
e l’aumento senza controllo delle bollette e di
tutti i beni di consumo. Facile allora per chi vuole
cambiare gli assetti democratici della nostra
Repubblica alimenta
re paura e rancore, attaccare chi fa il proprio
lavoro, tutti i giorni, con con competenza,
attenzione e senso di responsabilità, secondo
scienza e coscienza.
Non ci faremo intimidire dai loro metodi da
Gestapo.
Li abbiamo fermati il 22-23 marzo scorso, tutte e
tutti insieme, alle urne, difendendo la nostra
Costituzione.Abbiamo difeso l’autonomia della magistratura e alla PM di Ravenna vorrei dire che i medici non scappano, i medici curano.
Li fermeremo davanti ai cancelli delle fabbriche, negli uffici, nei magazzini della logistica, nelle scuole e nelle università, in tutti luoghi di lavoro pubblici e privati, praticando la solidarietà, il conflitto, la democrazia.