Apprendiamo con rabbia e dolore la notizia della morte di una donna di 86 anni, uccisa dal marito che si è poi tolto la vita, in un tragico episodio avvenuto a Bologna.
Ogni donna ha diritto alla propria vita, alla propria dignità e alla propria autodeterminazione, anche quando è anziana, malata o non autosufficiente. Raccontare questi episodi come il tragico epilogo di una storia d'amore o come un gesto dettato dalla disperazione rischia di oscurare un dato essenziale: una donna è stata privata della vita.
È altrettanto necessario rafforzare le politiche di sostegno ai caregiver, i servizi territoriali, l'assistenza domiciliare e il supporto psicologico alle famiglie che affrontano situazioni di grave fragilità. Investire nella rete dei servizi significa prevenire l'isolamento, sostenere chi presta cura e garantire la tutela della vita, della dignità e dei diritti di tutte le persone coinvolte.
Ogni femminicidio rappresenta una sconfitta per l'intera società. Nessuna condizione di salute, nessuna disperazione, nessuna difficoltà assistenziale può giustificare o rendere meno grave l'uccisione di una donna.
Continueremo a chiedere politiche efficaci di prevenzione della violenza di genere, una cultura fondata sul rispetto e sull'autodeterminazione delle donne e una rete di servizi capace di sostenere le persone più fragili.
Proponiamo  di unire le forze tra centri antiviolenza, realtà femministe, istituzioni e cittadinanza  per dare vita a iniziative e a una  mobilitazione  in grado di sensibilizzare e costruire una società, in cui la vita, la dignità e l'autodeterminazione delle donne siano sempre tutelate e in cui nessuna donna venga più uccisa per mano di chi le è accanto.