Ieri 7 maggio Bologna ha risposto con forza. Abbiamo sfilato in un lungo corteo, fatto di oltre 500 lavoratori e lavoratrici, studenti e studentesse, docenti, personale ATA, RSU, realtà studentesche, rappresentanti delle istituzioni e della società civile. Il serpentone ha attraversato la città, dalla Prefettura all'Ufficio scolastico, per dire un chiaro NO alla riforma degli istituti tecnici del Governo.
Si tratta di una riforma che riduce il tempo scuola, cancella il biennio unitario e subordina sempre di più la formazione alle esigenze delle imprese, anticipando già dal secondo anno i percorsi scuola-lavoro.
Lo sciopero a Bologna e in Emilia-Romagna ha registrato un’alta adesione, segno di un disagio profondo e diffuso nel mondo della scuola nei confronti di una riforma imposta senza un reale confronto con chi a scuola ci lavora, la vive ogni giorno e se ne prende cura.
All’Istituto Aldini nessuna classe è entrata: oltre l’80% di adesione allo sciopero tra docenti e personale ATA, con una forte partecipazione anche da parte delle studentesse e degli studenti.
Oltre il 50% di scioperanti dall'Istituto Salvemini di Casalecchio e dal Pacinotti a Bologna.
Sono in gioco posti di lavoro, condizioni lavorative, qualità della scuola pubblica e difesa dei principi costituzionali.
Non accetteremo una scuola trasformata in azienda che si piega agli interessi del mercato, trasformando gli studenti in forza lavoro da sfruttare a basso costo.
Per noi la scuola resta quella della Costituzione: pubblica, statale, nazionale, laica, libera e capace di formare persone critiche, non semplicemente forza lavoro per il mercato.