La FILCAMS CGIL di Bologna denuncia una situazione grave che coinvolge tre lavoratori in appalto impiegati nel servizio di gestione del magazzino nei laboratori dell'Università di Bologna.
Dopo il nuovo affidamento sottoscritto tra UNIBO e Scala Enterprise, i lavoratori si trovano davanti a un bivio pesante: una forte riduzione di orario e salario oppure la perdita di un posto di lavoro. Per protestare contro questa decisione è stato proclamato uno sciopero di 48 ore, iniziato il 24 giugno.
Il nuovo affidamento prevede un taglio del monte ore del servizio, che passa da 120 a 80 ore settimanali. In concreto, per i tre addetti significa scendere da 40 a circa 26 ore settimanali, con una riduzione della retribuzione di circa il 35%, oppure arrivare alla soppressione di uno dei tre posti.
Nel confronto sindacale, l'azienda ha indicato come soluzione preferibile il licenziamento di una delle tre persone oggi impiegate nell'appalto.
Si tratta di una scelta inaccettabile, che scarica interamente sui lavoratori il costo della riduzione del servizio. Persone che da anni garantiscono un'attività essenziale per i laboratori universitari vengono trattate come una voce da tagliare, senza una reale valutazione dell'impatto sociale ed economico della decisione.
Ancora più grave è il comportamento dell'Università di Bologna. Il taglio era scritto nero su bianco nel nuovo affidamento, ma non c'è stato alcun confronto preventivo con le Organizzazioni Sindacali, nessuna informazione tempestiva, nessuna ricerca di soluzioni alternative, nonostante il Protocollo sugli appalti sottoscritto dallo stesso Ateneo. In altre parole: prima si decide il taglio, poi si lasciano azienda e lavoratori a gestire le macerie.
Tutto questo è inaccettabile. Non si può parlare di qualità dell'Università, di ricerca, di innovazione e di responsabilità sociale mentre si scaricano i costi degli appalti su chi lavora, tagliando salari e mettendo a rischio l'occupazione.
La FILCAMS CGIL chiede a Scala Enterprise e all'Università di Bologna di rivedere l'impostazione del nuovo affidamento, assumendosi la responsabilità delle conseguenze occupazionali della scelta e garantendo la tutela dei posti di lavoro e del reddito dei tre lavoratori coinvolti.
Un Ateneo pubblico non può fare cassa sulla pelle dei lavoratori.
Daniela Dessì
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